Manifesto

Manifesto

Cooking Paraffin! Video making of Project “Ceci c’etati une pipe! 

Video interview at the Art Gallery HoHart in Milan.

Antonino Accardo

Ceci c’etait une pipe! ©

Inspired by the reading of “Les Choses” by George Perec and “Liquid Modernity” by
philosopher Zygmunt Bauman I would like to analyze, through my work, the relationship between Modern Man and OBJECTS, THINGS.
In Perec’s novel, the story of a Parisian couple victim of prevailing consumerism, you enter through a list of things that you would find in the apartment of their dreams, an inventory of almost nauseating that paints a suspended and timeless atmosphere.
As also noted Bauman, the consumption is the priority of every individual and it makes sense only as a form of personal fulfillment. You might say, paraphrasing Feuerbach “we are what we have,” even better “we exist because we have”.
In Perec novel, the two young want to appear, to belong and bind oneself to a Paris that has exceeded the plight of war’s lack, and was repopulated, in the early 60s, with objects that have stimulated the hedonistic attitude of consumer and a propensity to accumulation.
In fact, the young couple, beyond membership of a status symbol, has an urgent desire to pile up tools, books and, even, images ready to use, which may be immediately usable.
Therefore objects take on another dimension, making them beyond their original idea of utility.
At the dawn of civilization the object has always had a very specific purpose: the wheel was used to transport easier, the pot was used to cook, the chair to sit down, etc. The evolution of Man was accompanied by the evolution of the Object that has undergone over time a revolutionary transformation that now sees its declination more paradoxical.
In a virtual civilization, a civilization of the image like the one we live in, the more radical consequence is that objects have abandoned their utility dimension to taken on a new dimension: that of fossilized image, timeless.
A chair is no longer a chair, but has turned in a image of a status, image of a need. The use has ceased to be the ultimate purpose.
So my work is intended to be an accumulation, an inventory of objects (like what Perec describes in the beginning of his novel) removed from their original function and fossilized in the wax (timelessness) in order to distill only their image.
The work becomes an attempt to analysis this process radicalizing it to the excess to show clearly the transition from USE to IMAGE (an object embedded in the wax can not be used but retains his image). From here the title, this was a pipe, now it’s just his image.
The object that follows is itself an object, but a TRUE object, which responds to the original idea that created it, that responds to its useful component.
So the only real objects, still defined as such, are those created by art, which has as their ultimate aim to make us think through their image. Paradox? Maybe! Only the objects that work with their image (commonly called USELESS) to be used in a correct way, so USEFUL.


Antonino Accardo

© Copyright - 2013 All rights reserved.

Ceci c’etait une pipe!

Ispirato dalla lettura di „Les Choses“ dello scrittore George Perec e „Modernità Fluida“ del filosofo Zygmunt Bauman vorrei analizzare, attraverso il mio lavoro, il rapporto che l’uomo contemporaneo ha con gli OGGETTI, con le COSE.
Nel romanzo di Perec, storia di una coppia parigina vittima dell’imperante consumismo, si entra tramite un elenco di cose che si troverebbero nel appartamento dei loro sogni, un inventario quasi nauseante che dipinge un’atmosfera sospesa e atemporale.
Come ricorda anche Bauman , il consumo è la priorità di ogni individuo e ha senso solo come forma di appagamento personale. Si potrebbe dire, parafrasando Feuerbach “siamo ciò che abbiamo”, anzi meglio “esistiamo in quanto abbiamo”.
In Perec , i due ragazzi vogliono apparire, appartenere e legarsi ad una Parigi che ha superato la triste condizione della mancanza, causata dalla guerra, e si è ripopolata, nei primi anni ’60, di oggetti che hanno stimolato l’attitudine edonistica del consumatore e una propensione all’accumulo. Infatti la giovane coppia, oltre all’appartenenza di status, ha una pressante voglia di affastellare utensili, libri e, addirittura, immagini pronte all’uso, che possano essere nell’immediato fruibili.
Quindi gli oggetti assumano una dimensione altra, che li esula dalla loro originale idea di utilità.
Agli albori della civiltà l’oggetto ha sempre avuto uno scopo ben preciso: la ruota serviva a trasportare più agevolmente, la pentola serviva a cucinare, la sedia a sedersi. L’evoluzione dell’Uomo è stata accompagnata dall‘evoluzione dell’oggetto che ha subito nel tempo una rivoluzionaria metamorfosi che vede oggi la sua declinazione più paradossale.
In una civiltà virtuale, in una civiltà dell’immagine come quella in cui viviamo, la conseguenza piu‘ radicale è che gli oggetti hanno abbandonato la loro dimensione di utilità e hanno assunto una nuova dimensione: quella di immagine fossilizzata, atemporale .
Una sedia non è più una sedia, ma è diventata l‘immagine di uno status, l’immagine di un bisogno. L’utilizzo ha smesso di essere il fine ultimo.
Cosi‘ la mia opera vuole essere un accumulo, un inventario (come quello che Perec descrive all’inizio del suo romanzo) di oggetti privati della loro originaria funzione e fossilizzati nella cera (atemporalità ) così da distillarne solo l‘ immagine.
L’opera diventa un tentativo di analisi di questo processo estremizzandolo all’eccesso per evidenziare esplicitamente il passaggio da USO ad IMMAGINE (un oggetto annegato nella cera non è utilizzabile ma conserva la sua immagine). Da qui il titolo: questa era una pipa, ora è solo la sua immagine.
L’oggetto che ne consegue è esso stesso un oggetto, ma un oggetto VERO, che risponde all’originale idea che lo ha creato, che risponde alla sua componente utilità .
Quindi gli unici oggetti veri, definibili ancora come tali, sono quelli creati dall’arte, i quali hanno come fine ultimo quello di far pensare attraverso la loro immagine. Paradosso? Forse si! Solo quegli oggetti che lavorano con la propria immagine (comunemente definiti INUTILI) ad essere usati in modo corretto, quindi UTILI.

Antonino Accardo

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A Special Thanks..

A special thanks to Gaetano Gennaro and sons for their help in the realization of objects metal basis and to Alessandra Accardo for the photo report.

thanks a lot!

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